In visita alla Gleason's Gym a Brooklyn. Dal 1985 a Brooklyn un crocevia di campioni. di Vittorio Parisi L‚appuntamento era per le 18 direttamente a Brooklyn, fissatomi gentilmente da Anthony Catanzaro, consigliere e amico di Paulie Malignaggi e proprietario di Portobello, un ristorante pizzeria dalle parti di Wall Street dove si mangia un eccellente pizza al taglio. Sul muro ritagli di giornali, compreso Boxe Ring, poster e foto di pugili. Anthony sorveglia tutto con occhio vigile, parla in inglese e spagnolo con i lavoranti e in perfetto italiano con me: in 2 minuti combina la mia visita. Purtroppo però lui non potrà accompagnarmi. Attraversiamo a piedi il ponte di Brooklyn, scendiamo, due svolte a sinistra e siamo arrivati. La Gleason‚s Gym è al primo piano. Se guardate il sito internet crederete trattarsi di una palestra luccicante e lussuosa, ma per fortuna non è così e già delle scale si avverte il sano e genuino ambiente del pugilato. Entriamo fra 4 ring montati e vengo attratto da due ragazzi sui 13-14 anni che fanno una seduta di sparring che sembra un incontro vero: uno è piccolo e robusto, combatte racchiuso e spara colpi corti da breve distanza, l‚altro è alto e più classico, li sorveglia un allenatore che lancia qualche pacato consiglio. Oltre il ring un bambino di colore con due guantoni più grandi di lui colpisce un enorme sacco, un pugno e poi l‚occhio che corre subito a guardare i più grandi. Subito dopo ecco il piccolo ufficio di Bruce Silverglade, il boss, che dai vetri controlla che tutto sia in ordine, unica concessione alla modernità un computer che Bruce consulta spesso.. Ci fa accomodare, è gentilissimo. Negli anni 30 la Gleason era nel Bronx.Mi racconta che questa è la quarta sede della Gleason‚s Gym, la prima fu dal 1937 al 1974 nel Bronx, poi dal 1974 per 10 anni si è trasferita a Manhattan, vicino al Madison, perché nel Bronx doveva fare spazio a un progetto edilizio abitativo. Poi a Manhattan l‚edificio fu venduto e dal 1985 Gleason‚s Gym è a Brooklyn. . In America è diverso che da noi, un mito è tale anche se cambia più volte sede, il Madison stesso insegna. Silverglade mi dice che i trainer accreditati sono ben 81, fra di loro grandissimi nomi di ex pugili. Gli chiedo di Emile Griffith che è uno di loro, mi risponde che da un po‚ viene raramente perché, lo si sa, non sta bene, ma comunque si fa vedere. Fra i grandi nomi c‚è ora Mark Breland e c‚è anche qualche sorpresa: cosa direbbe per esempio Duilio Loi nel sapere che Carlos Ortiz insegna qui ma si occupa delle ragazze? Non che non se ne sia sempre „occupato‰, per carità∑.A Bruce brillano gli occhi quando mi dice che il programma dei bambini inizia a 7 anni, quello che ho visto io ne ha solo 6, ma lo lasciano entrare e fare da solo quello che vuole, giù dal ring però. Un frequentatore ha 83 anni e combatte round di 15 secondi! Il programma dei „colletti bianchi‰ è il fiore all‚occhiello di Bruce Silverglade, un alto numero di persone qualunque, in genere liberi , professionisti o impiegati, che vengono a imparare la boxe. Qualche giorno dopo un articolo su USA Today porta alla luce il problema dei tornei che, lo sanno tutti, si disputano fra loro alla Gleason‚s come altrove ma che faticano ad essere regolamentati. I pugili professionisti che si allenano qui sono 250 , i dilettanti 150 e fra loro alcuni partecipanti alle Olimpiadi di Pechino, in tutto si allenano in 800, 300 sono donne fra cui spesso la Olsczevski recente avversaria della Galassi e della Bianchini. Silverglade mi racconta con orgoglio del suo progetto per avvicinare i pugili alla musica classica, recentemente un violoncellista ha suonato alternandosi a pugili impegnati in sessioni di sparring. Mi informa che dal 28 settembre al 14 ottobre la Gleason‚s ospiterà una mostra su Rocky Marciano articolata in tre sezioni: uno sulla emigrazione italiana, un secondo su Marciano, un terzo sugli articoli della stampa. Mi invita a visitare la palestra, ad andare dove voglio. La paura di disturbare è subito eliminata dai sorrisi di tutti, dagli inviti a mia moglie, che fotografa e filma, ad avvicinarsi appoggiandosi pure al ring. Uno dei ring ha due corde intrecciate sopra, due ragazzi si allenano a passarci sotto, destra e sinistra. Una ragazza prova figure con un allenatore, poi scarica i suoi colpi sulle sue mani: è Melissa Hernandez, una delle migliori superpiuma del mondo. La chiamano „Hurracan‰: i colpi partono rapidi, secchi, esplosivi, gli occhi carichi di adrenalina. Oggi la Gleason è a Brooklyn.Un trainer sta sistemando una pila di guantoni in un armadietto, vede mia moglie fotografare, si avvicina e chiede se le piace la boxe: è Reginald Ford, della Guyana, già sparring di Marvin Hagler. Ci dice subito che ha combattuto in Italia, a Sanremo, nel sottoclou di uno dei due match del Meraviglioso contro Obelmeijas, perdendo ontro l‚argentino Roldan. Strana la carriera di Reggie: buon dilettante, sbattuto contro Willie Monroe e Hagler nei primi due incontri da professionista. Ma le sue soddisfaioni se le è prese, come una vittoria a Londra contro Kirkland Laing. Ci elenca tutti i paesi che la boxe gli ha permesso di visitare, le persone che gli ha permesso di conoscere, afferma orgoglioso di essere sempre stato lontano da vizi e guai. Sorride e ci indica un altro trainer su un ring: è suo fratello Patrick, che perdette solo per decisione a maggioranza in un mondiale dei pesi piuma contro Salvador Sanchez, che è tutto dire. Reggie ha studiato, ma per la boxe ha rinunciato a lavorare per il primo ministro del suo paese: dice di non essersene mai pentito. Giriamo ancora a lungo affascinati, con l‚emozione di essere in un luogo storico, infatti l‚elenco dei grandi che qui hanno preparato i loro incontri è sbalorditivo. Ora si allenano qui due campioni di sigla: Paulie Malignaggi e il dominicano Juan Guzman ( che in realtà ha ora lasciato il titolo). Forse quel bambino domani sarà uno di loro.